
Qual è il comune italiano più pericoloso per la sicurezza stradale? Non necessariamente quello che registra più incidenti. Rapportando i sinistri ai veicoli circolanti, la geografia del rischio stradale cambia e con essa le priorità su dove intervenire. Questo articolo spiega quale indicatore usare, cosa dicono i dati comunali del biennio 2022–2023 e perché alcune delle concentrazioni più visibili sulla mappa richiedono una lettura più attenta prima di innescare interventi.
Contare gli incidenti stradali in valore assoluto è fuorviante. Le città più grandi, con più traffico e più veicoli, presenteranno inevitabilmente numeri più alti, ma questo non significa necessariamente che siano le più pericolose. Per misurare il rischio reale bisogna cambiare unità di misura: non gli incidenti in senso assoluto, ma gli incidenti per veicolo circolante. È questo l'indicatore al centro dell'analisi condotta sui comuni italiani nel biennio 2022-2023: gli incidenti medi annui per 1.000 veicoli circolanti nel singolo comune.
La mappa che emerge è tutt'altro che uniforme. Il rischio stradale non si distribuisce omogeneamente lungo la penisola e nemmeno all'interno dei confini regionali: comuni geograficamente vicini possono registrare livelli di incidentalità molto diversi tra loro. Le concentrazioni più alte si trovano lungo alcune fasce del Centro-Nord, mentre ampie porzioni del territorio si collocano su valori più contenuti. Questo quadro frammentato suggerisce che le variabili locali - il livello delle infrastrutture, i flussi turistici, la densità urbana e le abitudini di mobilità - giocano un ruolo determinante nel definire il profilo del rischio stradale di ciascun territorio. Il tasso di incidenti per veicoli circolanti disegna una geografia precisa: nella mappa dei comuni che segue, l’azzurro identifica i valori più bassi mentre le tonalità più scure indicano i comuni con incidentalità più elevata in rapporto al parco veicolare.
Dietro la mappa del rischio incidenti emerge un elemento ricorrente: la quota di motocicli sul totale del parco veicoli. Il confronto tra regioni mostra che più le due ruote sono diffuse, più alto è il tasso di incidentalità per veicolo. La direzione è inequivocabile: nel grafico le bolle che rappresentano le regioni salgono all'aumentare della quota di motocicli.
Le bolle del grafico seguono una direzione chiara. Più ci si sposta verso destra, verso le regioni dove le due ruote occupano una quota maggiore del parco veicolare, più i punti salgono: dove circolano più moto e scooter, gli incidenti per veicolo sono più numerosi. La relazione è ben visibile. Ma bisogna fare attenzione: la quota di motocicli sul parco dei veicoli circolanti è certamente un dato statistico fondamentale da tenere presente, ma non implica sempre una relazione diretta di causa-effetto. L'incidentalità è il prodotto di molteplici fattori intrecciati: la densità urbana, lo stato delle strade, la stagionalità del traffico, il clima e gli stili di guida.
Tre regioni illustrano con particolare chiarezza la dinamica in gioco:
I dati raccontano molto, ma richiedono cautela interpretativa. Alcune concentrazioni di incidentalità visibili sulla mappa non riflettono un rischio strutturale del territorio, bensì sono il prodotto di dinamiche infrastrutturali, economiche e turistiche che il semplice rapporto incidenti/veicoli non riesce a isolare. Un fattore è la presenza di strade statali storiche ad altissimo scorrimento. Secondo i dati ISTAT 2023, le strade extraurbane concentrano il 48,4% delle vittime totali pur rappresentando solo il 21,4% degli incidenti complessivi, con un indice di mortalità di 4,1 decessi ogni 100 incidenti che equivale a quasi quattro volte quello delle strade urbane (1,1). Questo differenziale non si distribuisce uniformemente: si accumula lungo le grandi arterie che tagliano comuni di piccola e media dimensione.
Mappa e grafico raccontano la stessa storia da due angolazioni differenti: la prima mostra dove il rischio si concentra geograficamente; il secondo indica una caratteristica che lo accompagna, ossia la diffusione delle due ruote. La correlazione tra diffusione delle due ruote e incidentalità per veicolo è reale e visibile nei dati comunali. Ne esce un'indicazione da maneggiare con misura: a pesare non è solo quanti veicoli circolano, ma quali. Le regioni dove motocicli sono più diffusi registrano in modo ricorrente tassi di incidentalità più alti, un'indicazione utile per chi programma gli interventi di sicurezza stradale.