
Dal 2003 al 2024 i satelliti della NASA hanno misurato la temperatura della superficie di ciascuno dei 7.899 comuni italiani. Per ogni comune, il quinquennio 2020-2024 è stato confrontato con il clima che quello stesso territorio registrava a inizio secolo (2003-2012, la sua "normale storica", vale a dire il valore di riferimento con cui si misura quanto un luogo si sia scaldato rispetto al proprio passato). Lo scostamento medio nazionale è stato di +0,61 °C di giorno e di +1,03 °C di notte: il 69% in più dell’aumento della temperatura notturna è il fattore più legato alle cause di mortalità da calore nella popolazione anziana.
L'abitudine più comune è mettere a confronto il riscaldamento tra diversi territori: la montagna risulta più fresca della pianura, il Sud più caldo del Nord, il mare è più ventilato e così via. Si tratta però di un esercizio che misura soprattutto la geografia e che finisce per confermare l'ovvio.
L’analisi di Civiqa pone una domanda diversa: quanto si è scaldato ogni comune rispetto al clima che quello stesso territorio conosceva a inizio secolo? Confrontare un luogo con la propria storia elimina i fattori che non cambiano nel tempo, come altitudine, latitudine o vicinanza al mare, perché compaiono identici nei due periodi messi a confronto e si annullano nella differenza. Il dato di partenza è la temperatura della superficie - asfalto, tetti, suolo - rilevata dai satelliti, non la temperatura dell'aria delle centraline meteo.
La mappa 1 – che misura la differenza, in gradi Celsius, tra la temperatura superficiale diurna media del quinquennio 2020-2024 e la normale storica 2003-2012 dello stesso comune mostra un Paese che si riscalda quasi ovunque: il 98,6% dei comuni presenta uno scostamento diurno positivo, con una media nazionale di +0,61 °C e punte oltre il grado. Di notte lo scostamento medio sale a +1,03 °C, e riguarda la totalità dei comuni italiani, nessun territorio si sottrae al riscaldamento notturno.
La differenza percentuale tra i due valori +69%, segnala che il caldo non si sta distribuendo allo stesso modo lungo le ventiquattro ore, e che la parte in più rapida crescita è quella meno percepita finora. La geografia del riscaldamento diurno non ricalca la consueta contrapposizione tra un Nord temperato e un Sud rovente: il riscaldamento più rapido si osserva in Pianura Padana, nella Sicilia interna e sud-orientale, nel Salento e lungo le Alpi Occidentali; gli scostamenti più contenuti si trovano nelle aree interne del Centro Italia e in Sardegna.
Una precisazione utile per leggere correttamente i dati: le tonalità più scure non indicano i luoghi più caldi in assoluto, ma quelli che si sono allontanati di più dalla propria storia climatica. Un comune alpino può quindi mostrare uno scostamento superiore a un comune siciliano, pur restando in termini assoluti molto più fresco. Le aree con scostamento lievemente negativo (molto rare) sono poco più di un comune su cento.
Ordinando i comuni in cinque fasce omogenee (quintili) in base alla quota di superficie coperta da alberi, lo scostamento diurno medio scende con regolarità al crescere del verde: da circa +0,8 °C nel quintile meno boscoso a circa +0,5 °C in quello più alberato. La stessa regolarità si osserva confrontando comuni della stessa provincia, dove clima regionale e contesto restano fissi. Nel Pavese, Brallo di Pregola, boscoso per quasi il 90% del territorio, si è scaldato di +0,41 °C, contro il +1,84 °C della quasi spoglia Semiana, in Lomellina. Nell'Aquilano, Fagnano Alto, alberato oltre il 70%, resta a +0,07 °C, sostanzialmente sulla propria normale, mentre Santo Stefano di Sessanio, con copertura arborea al 6%, sale di +1,31 °C.
Due limiti vanno tenuti presenti. L'analisi è descrittiva e associativa, non causale: non separa altri fattori del territorio, come uso del suolo, irrigazione e morfologia, che concorrono al risultato insieme alla copertura arborea. Soprattutto, il beneficio documentato riguarda solo il giorno: di notte la correlazione tra alberi e scostamento termico cambia segno (+0,30). È qui che il divario iniziale torna al centro del ragionamento: la dimensione che cresce più rapidamente, quella notturna, è anche quella che il solo verde urbano non riesce a governare.
L'ultima parte dell'analisi individua i territori dove il caldo attuale è più pericoloso per la popolazione anziana, combinando la temperatura superficiale estiva assoluta del quinquennio 2020-2024 — pesata a favore della componente notturna, il principale fattore associato alla mortalità da calore nella letteratura epidemiologica — con l'incidenza dei residenti over 75. Le due dimensioni si combinano in forma moltiplicativa: un comune torrido ma demograficamente giovane, o molto anziano ma fresco, non genera un rischio elevato.
Su scala provinciale i valori più alti si registrano dove clima caldo e struttura demografica anziana si sovrappongono: Livorno, Oristano, Terni, Grosseto e Lecce aprono la graduatoria, mentre l'intero arco alpino, da Bolzano a Sondrio, Trento, Aosta e Belluno, la chiude. Su scala comunale, i 77 casi più estremi (l'1% del totale) si concentrano per 65 casi nel Mezzogiorno e nelle Isole: piccoli centri della Calabria ionica, del Salento, della Sardegna interna e dell'entroterra siciliano. Questa mappa non coincide con quella della copertura arborea: gli alberi attenuano il caldo, ma la popolazione anziana risiede in misura sproporzionata proprio nei borghi rurali più boscosi, dove lo spopolamento ha lasciato in prevalenza i residenti più fragili. L'indice misura l'esposizione dell'abitante medio, non il numero di persone esposte: nelle grandi città, dove gli anziani sono numerosi in valore assoluto ma incidono poco sul totale dei residenti.
I dati indicano due leve distinte, e la loro efficacia non è la stessa. La prima riguarda la copertura arborea, l'unica variabile osservata su cui un'amministrazione può intervenire direttamente: intensificarla nei comuni con quintili più bassi produce un effetto misurabile sul caldo diurno, anche se non quantificabile come riduzione causale del riscaldamento.
La seconda deve orientarsi su strutture di sollievo climatico, monitoraggio della popolazione anziana e pianificazione dei servizi nei periodi di maggiore rischio. La combinazione tra pericolosità climatica e vulnerabilità demografica suggerisce che le priorità di intervento non coincidano necessariamente con i comuni più caldi in assoluto, ma con quelli dove le due condizioni si sovrappongono.
La disponibilità di questi indicatori su scala comunale consente agli enti locali di ancorare la programmazione e la pianificazione dei servizi a un quadro territoriale puntuale, anziché a medie regionali o nazionali insufficienti a capire il singolo contesto.