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25/8/2026
Salute, welfare e anziani

Calore notturno a + 1,03°: la mappa termica dei comuni italiani

Leggere l’aumento delle temperature media considerando la fragilità della popolazione

Anche l’Italia soffre per il riscaldamento climatico, che cresce più velocemente nella fascia notturna: +1,03°C contro il +0,61°C della fascia diurna: il 69% in più. Un’ indicazione significativa, rispetto ai rischi e alle possibili misure.

Ogni comune a confronto con il proprio clima di inizio secolo

Dal 2003 al 2024 i satelliti della NASA hanno misurato la temperatura della superficie di ciascuno dei 7.899 comuni italiani. Per ogni comune, il quinquennio 2020-2024 è stato confrontato con il clima che quello stesso territorio registrava a inizio secolo (2003-2012, la sua "normale storica", vale a dire il valore di riferimento con cui si misura quanto un luogo si sia scaldato rispetto al proprio passato). Lo scostamento medio nazionale è stato di +0,61 °C di giorno e di +1,03 °C di notte.
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Misurare il cambiamento, non le differenze geografiche


L'abitudine più comune è mettere a confronto il riscaldamento tra diversi territori: la montagna risulta più fresca della pianura, il Sud più caldo del Nord, il mare è più ventilato. Si tratta però di un esercizio che misura soprattutto la geografia e che finisce per confermare l'ovvio. L’analisi di Civiqa risponde a una domanda precisa: quanto si è scaldato ogni comune rispetto al clima che quello stesso territorio conosceva a inizio secolo? Confrontare un luogo con la propria storia elimina i fattori che non cambiano nel tempo, come altitudine, latitudine o vicinanza al mare, perché compaiono identici nei due periodi messi a confronto e si annullano nella differenza. Il dato di partenza è la temperatura della superficie - asfalto, tetti, suolo - rilevata dai satelliti, non la temperatura dell'aria delle centraline meteo.

Scostamento termico dei comuni italiani
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Il vero scarto è tra il giorno e la notte


La mappa 1 – che misura la differenza, in gradi Celsius, tra la temperatura superficiale diurna media del quinquennio 2020-2024 e la normale storica 2003-2012 dello stesso comune - mostra un Paese che si riscalda quasi ovunque: il 98,6% dei comuni presenta uno scostamento diurno positivo, con una media nazionale di +0,61 °C e punte oltre il grado. Di notte lo scostamento medio sale a +1,03 °C, e riguarda la totalità dei comuni italiani, nessun territorio si sottrae al riscaldamento notturno.

Lo scostamento medio notturno - pari a +1,03 °C, supera di 0,42 °C, cioè del 69%, quello diurno (+0,61 °C) - segnala che, nel confronto tra 2020-2024 e 2003-2012, il riscaldamento medio notturno è maggiore di quello diurno.

La geografia del riscaldamento diurno non ricalca la consueta contrapposizione tra un Nord temperato e un Sud rovente: il riscaldamento più rapido si osserva in Pianura Padana, nella Sicilia interna e sud-orientale, nel Salento e lungo le Alpi Occidentali; gli scostamenti più contenuti si trovano nelle aree interne del Centro Italia e in Sardegna.

Una precisazione utile per leggere correttamente i dati: le tonalità più scure i luoghi che si sono allontanati di più dalla propria storia climatica. Un comune alpino può quindi mostrare uno scostamento superiore a un comune siciliano, pur restando in termini assoluti molto più fresco. Le aree con scostamento lievemente negativo (molto rare) sono poco più di un comune su cento.

Copertura arborea e mitigazione del calore urbano
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La copertura arborea agisce sul riscaldamento diurno


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Un fattore associato al riscaldamento diurno è la copertura arborea. Ordinando i comuni in cinque fasce omogenee (quintili) in base alla quota di superficie coperta da alberi, lo scostamento diurno medio scende con regolarità al crescere del verde: da circa +0,8 °C nel quintile meno boscoso a circa +0,5 °C in quello più alberato. La stessa regolarità si osserva confrontando comuni della stessa provincia, dove clima regionale e contesto restano fissi. Nel Pavese, Brallo di Pregola, boscoso per quasi il 90% del territorio, si è scaldato di +0,41 °C, contro il +1,84 °C della quasi spoglia Semiana, in Lomellina. Nell'Aquilano, Fagnano Alto, alberato oltre il 70%, resta a +0,07 °C, sostanzialmente sulla propria normale, mentre Santo Stefano di Sessanio, con copertura arborea al 6%, sale di +1,31 °C.

Due limiti vanno tenuti presenti, ed è qui che il quadro si ricollega al dato di apertura. L'analisi è descrittiva e associativa, non causale: non separa altri fattori del territorio, come uso del suolo, irrigazione e morfologia, che concorrono al risultato insieme alla copertura arborea. Soprattutto, il beneficio documentato riguarda solo il giorno: di notte la correlazione tra alberi e scostamento termico cambia segno (+0,30). Il fenomeno per cui le notti si scaldano più dei giorni, del resto, è osservato su scala globale e attribuito in letteratura (Thomas R. Karl,1993 - Bulletin of the American Meteorological Society) soprattutto a copertura nuvolosa e vapore acqueo atmosferico, non alla vegetazione locale. Resta il fatto che la componente notturna.  

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Caldo, vulnerabilità e territori
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‍L'ultima parte dell'analisi individua i territori dove il caldo è più pericoloso. Si tratta di un indicatore territoriale di esposizione e vulnerabilità demografica: non misura mortalità osservata, non stima il numero di decessi attribuibili al caldo e non identifica una causa di morte. La scelta di considerare anche la componente notturna è coerente con la letteratura epidemiologica. In uno studio sulla mortalità a Londra, l’associazione tra temperature notturne elevate e mortalità persisteva dopo avere tenuto conto delle temperature diurne (Murage, Hajate, Kovats, 2017, Environmental Epidemiology). Il risultato dell’osservazione non consente però di definire la temperatura notturna il principale fattore di rischio per tutti gli anziani, né di trasferire direttamente le stime di una città ai singoli comuni italiani.

Indice di rischio da calore per la popolazione anziana
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Su scala provinciale i valori più alti si registrano dove clima caldo e struttura demografica anziana si sovrappongono: Livorno, Oristano, Terni, Grosseto e Lecce aprono la graduatoria, mentre l'intero arco alpino, da Bolzano a Sondrio, Trento, Aosta e Belluno, la chiude. Su scala comunale, i 77 casi più estremi (l'1% del totale) si concentrano per 65 casi nel Mezzogiorno e nelle Isole: piccoli centri della Calabria ionica, del Salento, della Sardegna interna e dell'entroterra siciliano.

Questa mappa non coincide con quella della copertura arborea: gli alberi attenuano il caldo diurno, ma la popolazione anziana risiede in misura sproporzionata proprio nei borghi rurali più boscosi, dove lo spopolamento ha lasciato in prevalenza i residenti più fragili. L'indice misura l'esposizione dell'abitante medio, non il numero di persone esposte: nelle grandi città, dove gli anziani sono numerosi in valore assoluto incidono poco sul totale dei residenti.  

Cosa possono fare, concretamente, le amministrazioni locali


I dati indicano due leve distinte, e la loro efficacia non è la stessa. La prima riguarda la copertura arborea, l'unica variabile osservata su cui un'amministrazione può intervenire direttamente: intensificarla nei comuni con quintili più bassi produce un effetto misurabile sul caldo diurno, anche se non quantificabile come riduzione causale del riscaldamento, e non incide sulla componente notturna.

La seconda deve orientarsi su strutture di sollievo climatico, monitoraggio della popolazione anziana e pianificazione dei servizi nei periodi di maggiore rischio notturno.   Questa impostazione è coerente con l’indicazione dell’OMS di prestare particolare attenzione alle persone anziane, ai soggetti con patologie croniche e ai bambini molto piccoli durante le esposizioni prolungate al caldo (OMS, Heat and health, 31 luglio 2026).

La disponibilità di questi indicatori su scala comunale consente agli enti locali di ancorare la programmazione e la pianificazione dei servizi a un quadro territoriale puntuale, anziché a medie regionali o nazionali insufficienti a capire il singolo contesto.

Demografia
Popolazione anziana
Rischio territoriale
Divari territoriali
Transizone sostenibile
Province

Nell’attesa…

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