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8/9/2026
Energia e mobilità

La geografia del rischio stradale. Più moto, più incidenti.

L’analisi dei dati 2022-2023 lega la diffusione delle due ruote a tassi di incidentalità più alti.

Il comune italiano più pericoloso per la sicurezza stradale non è necessariamente quello con più incidenti in valore assoluto. Rapportando i sinistri ai veicoli circolanti, la geografia del rischio cambia, e con essa le priorità su dove intervenire, ma alcune concentrazioni più visibili sulla mappa richiedono una lettura più attenta prima di diventare criteri di intervento.

Come valutare gli incidenti stradali
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Contare gli incidenti stradali in valore assoluto è fuorviante. Le città più grandi, con più traffico e più veicoli, presenteranno inevitabilmente numeri più alti, ma questo non significa necessariamente che siano le più pericolose. Per misurare il rischio reale bisogna cambiare unità di misura: non gli incidenti in senso assoluto, ma gli incidenti per veicolo circolante. È questo l'indicatore al centro dell'analisi condotta sui comuni italiani nel biennio 2022-2023: gli incidenti medi annui per 1.000 veicoli circolanti nel singolo comune.

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Una geografia frammentata


La mappa che emerge è tutt'altro che uniforme. Il rischio stradale non si distribuisce omogeneamente lungo la penisola e nemmeno all'interno dei confini regionali: comuni geograficamente vicini possono registrare livelli di incidentalità molto diversi tra loro. Le concentrazioni più alte si trovano lungo alcune fasce del Centro-Nord, mentre ampie porzioni del territorio si collocano su valori più contenuti. Questo quadro frammentato suggerisce che le variabili locali - il livello delle infrastrutture, i flussi turistici, la densità urbana e le abitudini di mobilità - giocano un ruolo determinante nel definire il profilo del rischio stradale di ciascun territorio. Il tasso di incidenti per veicoli circolanti disegna una geografia precisa: nella mappa dei comuni che segue, l’azzurro identifica i valori più bassi mentre le tonalità più scure indicano i comuni con incidentalità più elevata in rapporto al parco veicolare.

Incidenti medi annui per 1.000 veicoli nel periodo 2022-2023
Passa il mouse sul grafico per esplorare i dati

Il filo conduttore: le due ruote
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Dietro la mappa del rischio incidenti emerge un elemento ricorrente: la quota di motocicli sul totale del parco veicoli. Il confronto tra regioni mostra che più le due ruote sono diffuse, più alto è il tasso di incidentalità per veicolo. La direzione è inequivocabile: nel grafico le bolle che rappresentano le regioni salgono all'aumentare della quota di motocicli.

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Quota di motocicli sul totale dei veicoli e incidenti per 1.000 veicoli nelle regioni italiane
Passa il mouse sul grafico per esplorare i dati

Le bolle del grafico seguono una direzione chiara. Più ci si sposta verso destra, verso le regioni dove le due ruote occupano una quota maggiore del parco veicolare, più i punti salgono: dove circolano più moto e scooter, gli incidenti per veicolo sono più numerosi. La relazione è ben visibile. Ma bisogna fare attenzione: la quota di motocicli sul parco dei veicoli circolanti è certamente un dato statistico fondamentale da tenere presente, ma non implica sempre una relazione diretta di causa-effetto. L'incidentalità è il prodotto di molteplici fattori intrecciati: la densità urbana, lo stato delle strade, la stagionalità del traffico, il clima e gli stili di guida.

I casi emblematici: Liguria, Toscana e Valle d'Aosta
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Tre regioni illustrano con particolare chiarezza la dinamica in gioco:

  • La Liguria: è il caso estremo con quasi il 50% dei veicoli a due ruote - la quota più alta d'Italia - e il tasso di incidentalità raggiunge circa 4,5incidenti per 1.000 veicoli, il più elevato del Paese.
  • La Toscana: si posiziona poco sotto la Liguria, con una quota di motocicli ben superiore alla media nazionale e un'incidentalità alta; questo dato conferma che la correlazione tra incidenti e motocicli non è un'eccezione, ma connota un ampio gruppo di regioni.
  • La Valle d'Aosta: si trova all'estremo opposto con pochi motocicli in circolazione e uno dei tassi di incidentalità più bassi d'Italia.

Leggere la mappa con occhio critico
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I dati raccontano molto, ma richiedono cautela interpretativa. Alcune concentrazioni di incidentalità visibili sulla mappa non riflettono un rischio strutturale del territorio, bensì sono il prodotto di dinamiche infrastrutturali, economiche e turistiche che il semplice rapporto incidenti/veicoli non riesce a isolare. Un fattore è la presenza di strade statali storiche ad altissimo scorrimento. Secondo i dati ISTAT 2023, le strade extraurbane concentrano il 48,4% delle vittime totali pur rappresentando solo il 21,4% degli incidenti complessivi, con un indice di mortalità di 4,1 decessi ogni 100 incidenti che equivale a quasi quattro volte quello delle strade urbane (1,1). Questo differenziale non si distribuisce uniformemente: si accumula lungo le grandi arterie che tagliano comuni di piccola e media dimensione.
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Un'indicazione per le politiche di sicurezza
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Mappa e grafico raccontano la stessa storia da due angolazioni differenti: la prima mostra dove il rischio si concentra geograficamente; il secondo indica una caratteristica che lo accompagna, ossia la diffusione delle due ruote. La correlazione tra diffusione delle due ruote e incidentalità per veicolo è reale e visibile nei dati comunali. Ne esce un'indicazione da maneggiare con misura: a pesare non è solo quanti veicoli circolano, ma quali. Le regioni dove motocicli sono più diffusi registrano in modo ricorrente tassi di incidentalità più alti: chi pianifica interventi di sicurezza stradale (ad esempio infrastrutture ciclo-motociclistiche, controlli, campagne di prevenzione) dovrebbe pesare la composizione del parco veicoli del proprio territorio, non solo il volume di traffico.

Approfondisci questi e altri insight sui comuni italiani attraverso il modulo Analisi Territoriali.

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