18/8/2026
Salute, welfare e anziani

L'Italia si scalda, ma gli alberi fanno la differenza

I dati dei satelliti raccontano un Paese sempre più caldo. Il verde urbano è una variabile che le amministrazioni possono governare

Dal 2003 al 2024 i satelliti della NASA hanno misurato la temperatura della superficie di ciascuno dei 7.899 comuni italiani. Confrontando il quinquennio 2020-2024 con il decennio 2003-2012, il 98,6% dei comuni risulta più caldo di giorno, con uno scostamento medio nazionale di +0,61 °C. Non è una classifica tra territori, ma la misura di quanto ciascun luogo sia più caldo che nel passato.

Come valutare nel tempo il clima di un comune  


L'abitudine più comune, quando si parla di riscaldamento, è mettere a confronto le tipologie di territori: la montagna risulta più fresca della pianura, il Sud più caldo del Nord. È un esercizio che misura soprattutto la geografia e che finisce per confermare l'ovvio. Questa analisi pone una domanda diversa: quanto si è scaldato ogni comune rispetto al clima che quello stesso territorio conosceva a inizio secolo? Confrontare un luogo con la propria storia elimina i fattori che non cambiano nel tempo, come altitudine, latitudine o vicinanza al mare, perché compaiono identici nei due periodi messi a confronto e si annullano nella differenza. Il dato di partenza è la temperatura della superficie – asfalto, tetti, suolo – rilevata dai satelliti, non la temperatura dell'aria delle centraline meteo.

Scostamento termico dei comuni italiani: differenza, in gradi Celsius, tra la temperatura superficiale diurna media del quinquennio 2020-2024 e la normale storica 2003-2012 dello stesso comune.
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Un riscaldamento diffuso, con una propria geografia  


La mappa 1 mostra un Paese che si riscalda quasi ovunque: il 98,6% dei comuni presenta uno scostamento diurno positivo, con una media nazionale di +0,61 °C e punte oltre il grado. La consueta distinzione tra Nord temperato e Sud rovente è superata. Il riscaldamento più rapido si osserva in Pianura Padana, nella Sicilia interna e sud-orientale, nel Salento e lungo le Alpi Occidentali; gli scostamenti più contenuti si trovano nelle aree interne del Centro Italia e in Sardegna. Una precisazione utile per leggere correttamente i dati: le tonalità più scure non indicano i luoghi più caldi in assoluto, ma quelli che si sono allontanati di più dalla propria storia climatica. Un comune alpino può quindi mostrare uno scostamento superiore a un comune siciliano, pur restando in termini assoluti molto più fresco. Le aree con scostamento lievemente negativo (molto rare) sono poco più di un comune su cento.

Dove gli alberi abbondano, il riscaldamento diurno si attenua. Scostamento termico diurno medio, in gradi Celsius, dei comuni italiani per gruppi ordinati dal grado di copertura arborea, dal meno al più boscoso.
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Gli alberi mitigano il caldo diurno  


Dai dati emerge una opportunità importante: gli alberi contribuiscono fattivamente alla mitigazione del riscaldamento.

Ordinando i comuni in cinque fasce omogenee (quintili) in base alla quota di superficie coperta da alberi, lo scostamento diurno medio scende con regolarità al crescere del verde: da circa +0,8 °C nel quintile meno boscoso a circa +0,5 °C in quello più alberato. La stessa regolarità si osserva anche confrontando comuni della stessa provincia, dove clima regionale e contesto restano fissi. Nel Pavese, Brallo di Pregola, boscoso per quasi il 90% del territorio, si è scaldato di +0,41 °C, contro il +1,84 °C della quasi spoglia Semiana, in Lomellina. Nell'Aquilano, Fagnano Alto, alberato oltre il 70%, resta a +0,07 °C, sostanzialmente sulla propria normale, mentre Santo Stefano di Sessanio, con copertura arborea al 6%, sale di +1,31 °C. Nel Brindisino, Ceglie Messapica, coperta per quasi tre quarti, segna +0,41 °C contro il +1,69 °C di Torchiarolo, alberata per meno di un decimo. Il divario tra i comuni meno e più alberati si allarga scendendo lungo la Penisola: circa quattro decimi di grado al Centro e al Sud, meno di tre decimi al Nord.

Due limiti vanno tenuti presenti. L'analisi è descrittiva e associativa, non causale: non separa altri fattori del territorio, come uso del suolo, irrigazione e morfologia, che concorrono al risultato insieme alla copertura arborea. Il beneficio documentato, inoltre, riguarda solo il giorno: di notte la correlazione tra alberi e scostamento termico cambia segno (+0,30), e le notti si scaldano quasi il doppio dei giorni, in media +1,03 °C, con la totalità dei comuni sopra la propria normale. È la dimensione più critica e meno governabile con il solo verde urbano.


Il rischio per gli anziani non coincide con la mappa del caldo


L'ultima parte dell'analisi individua i territori dove il caldo attuale è più pericoloso per la popolazione anziana, combinando la temperatura superficiale estiva assoluta del quinquennio 2020-2024 - pesata a favore della componente notturna, il principale fattore associato alla mortalità da calore - con l'incidenza dei residenti over 75. Le due dimensioni si combinano in forma moltiplicativa: un comune torrido ma demograficamente giovane, o molto anziano ma fresco, non genera un rischio elevato.

Dove il caldo incontra la fragilità
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Su scala provinciale i valori più alti si registrano dove clima caldo e struttura demografica anziana si sovrappongono: Livorno, Oristano, Terni, Grosseto e Lecce aprono la graduatoria, mentre l'intero arco alpino, da Bolzano a Sondrio, Trento, Aosta e Belluno, la chiude. Su scala comunale, i 77 casi più estremi (l'1% del totale) si concentrano per 65 casi nel Mezzogiorno e nelle Isole: piccoli centri della Calabria ionica, del Salento, della Sardegna interna e dell'entroterra siciliano. Questa mappa non coincide con quella della copertura arborea: gli alberi attenuano il caldo, ma la popolazione anziana risiede in misura sproporzionata proprio nei borghi rurali più boscosi, dove lo spopolamento ha lasciato in prevalenza i residenti più fragili. L'indice misura l'esposizione dell'abitante medio, non il numero di persone esposte: nelle grandi città, dove gli anziani sono numerosi in valore assoluto ma incidono poco sul totale dei residenti.


Cosa possono fare le amministrazioni locali?


I dati indicano due leve distinte. La prima riguarda la copertura arborea, l'unica variabile osservata su cui un'amministrazione può intervenire direttamente, e il cui beneficio è documentato per il caldo diurno: intensificarla nei comuni con meno alberi produce un effetto misurabile, anche se non quantificabile come riduzione causale del riscaldamento. La seconda riguarda la componente notturna, la più critica per la salute e non attenuabile con il solo verde: qui la programmazione locale deve orientarsi su strutture di sollievo climatico, monitoraggio della popolazione anziana e pianificazione dei servizi nei periodi di maggiore rischio. La combinazione tra pericolosità climatica e vulnerabilità demografica suggerisce che le priorità di intervento non coincidano necessariamente con i comuni più caldi in assoluto, ma con quelli dove le due condizioni si sovrappongono. La disponibilità di questi indicatori alla scala comunale, sviluppati su Civiqa, consente agli enti locali di ancorare la programmazione e la pianificazione dei servizi al reale quadro territoriale, anziché a medie regionali o nazionali.

Temperature dei comuni italiani
Isole di calore
Verde urbano
Decisioni pubbliche basate sui dati
Cambiamento Climatico
Invecchiamento popolazione
Adatt
Rischio caldo anziani

Nell’attesa…

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